Notizia di cronaca legata al canalizzare.
In tutti i porti del mondo in cui attraccano le navi petroliere ha origine una intricata serie di tubature, che conduce il combustibile alle città; questi oleodotti sono molto pericolosi e generano generalmente timore a causa del liquido canalizzato al loro interno, per questo motivo devono essere molto spesso revisionati e sottoposti ad ammodernamenti.
In alcuni casi purtroppo i controlli non vengono effettuati abbastanza assiduamente o correttamente e dunque, dalla rottura delle tubature si generano danni devastanti per il territorio circostante.
Questo è successo nell’aprile 2016 in provincia di Genova, una conduttura di petrolio è esplosa e ha causato il versamento di 680 mila litri di greggio nel torrente Polcevera e successivamente nel mare, recando danno alla flora e alla fauna del luogo, inclusa la popolazione del luogo.
In questo articolo di repubblica se ne parla.
mercoledì 27 maggio 2020
Step #17
Abbecedario riguardante il temine canalizzare.
Acqua
Bridgewater
Canale
Diga
Emigrare
Flusso
Gas
Havre (Le)
Istmo
Letto
Mulino
Naviglio
Oltrepassare
Portata
Qanat
Risaia
Sommergere
Tombe (a sifone)
Unire
Valle
Zattera
Acqua
Bridgewater
Canale
Diga
Emigrare
Flusso
Gas
Havre (Le)
Istmo
Letto
Mulino
Naviglio
Oltrepassare
Portata
Qanat
Risaia
Sommergere
Tombe (a sifone)
Unire
Valle
Zattera
Step #16
Un protagonista.
In questo blog non poteva non fare la sua comparsa uno dei più grandi inventori della storia dell'umanità: Leonardo da Vinci. Egli è legato al termine canalizzare per via dei progetti che mise in atto nella creazione dei canali della città di Milano.
L'inventore Toscano portò nella città lombarda l'ambizioso progetto di creare un collegamento navigabile tra i fiumi Ticino e Adda. Per far si che questa idea divenisse realtà stabilì che all'interno della zona metropolitana dovesse sorgere un allaccio tra il naviglio Martesana con quelli più vicini al centro città. Risolse inoltre la questione del dislivello tra una porzione del territorio ed un'altra mediante lo sfruttamento di paratie, chiuse e porte, che permettevano alle imbarcazioni di spostarsi liberamente.
La maggior parte dei navigli nei primi decenni del novecento è stata coperta da edifici e strade e dunque le ingegnose costruzioni di Leonardo sono state nascoste alla vista dei visitatori, ma al giorno d'oggi l'idea è quella di riportarne alcuni alla luce.
Fonti:
https://www.leonardoamilano.org/navigli.php
http://www.aboutmilan.com/it/navigli-di-leonardo-milano.html
In questo blog non poteva non fare la sua comparsa uno dei più grandi inventori della storia dell'umanità: Leonardo da Vinci. Egli è legato al termine canalizzare per via dei progetti che mise in atto nella creazione dei canali della città di Milano.
L'inventore Toscano portò nella città lombarda l'ambizioso progetto di creare un collegamento navigabile tra i fiumi Ticino e Adda. Per far si che questa idea divenisse realtà stabilì che all'interno della zona metropolitana dovesse sorgere un allaccio tra il naviglio Martesana con quelli più vicini al centro città. Risolse inoltre la questione del dislivello tra una porzione del territorio ed un'altra mediante lo sfruttamento di paratie, chiuse e porte, che permettevano alle imbarcazioni di spostarsi liberamente.
La maggior parte dei navigli nei primi decenni del novecento è stata coperta da edifici e strade e dunque le ingegnose costruzioni di Leonardo sono state nascoste alla vista dei visitatori, ma al giorno d'oggi l'idea è quella di riportarne alcuni alla luce.

Particolare di chiusa in un naviglio
Fonti:
https://www.leonardoamilano.org/navigli.php
http://www.aboutmilan.com/it/navigli-di-leonardo-milano.html
Step #15
Canalizzare nel Novecento.
Nel corso del XX° secolo la canalizzazione delle acque ha cominciato ad essere utilizzata per la produzione dell'energia elettrica, grazie alla scoperta della possibilità di sfruttare l'accelerazione che acquisisce l'acqua fatta cadere da grandi altezze.
Affinché l'acqua venga canalizzata all'interno dei condotti collegati alla centrale, è necessario costruire un bacino artificiale a monte, per mezzo di una diga.
Nel corso del XX° secolo la canalizzazione delle acque ha cominciato ad essere utilizzata per la produzione dell'energia elettrica, grazie alla scoperta della possibilità di sfruttare l'accelerazione che acquisisce l'acqua fatta cadere da grandi altezze.
Affinché l'acqua venga canalizzata all'interno dei condotti collegati alla centrale, è necessario costruire un bacino artificiale a monte, per mezzo di una diga.

Diga e bacino artificiale
L'acqua viene forzata all'interno delle condotte forzate in cui la sua energia potenziale dovuta all'altitudine, si trasforma in energia cinetica, la quale giunge fino alla centrale idroelettrica.

Condotte forzate
Nell'impianto a valle l'acqua permette alle turbine di ruotare generando così energia meccanica, la quale immediatamente viene convertita in energia elettrica per mezzo dell'alternatore, una particolare tipologia di generatore.

Schema di una centrale idroelettrica
L'energia viene infine distribuita tramite i classici tralicci dell'alta tensione al territorio circostante, dopo essere passata dal trasformatore, che modifica le caratteristiche dell'energia al fine di trasferirla da un circuito ad un altro.

Trasformatore
mercoledì 20 maggio 2020
Step #14
Canalizzare nell'Ottocento
Nel corso del diciannovesimo secolo in Piemonte è stata realizzata una delle più importanti opere di canalizzazione mai portate a termine della storia italiana, si tratta del canale Cavuor.
Il progetto, risalente al 1852, fu ideato dall'ingegnere Carlo Noè su commissione del presidente del consiglio dei ministri del regno di Sardegna, Camillo Benso di Cavour. I lavori per la sua costruzione si svolsero tra il 1863 e il 1866, dopo l'unità d'Italia e la morte di Cavuor. Il canale venne costruito per supportare l'enorme richiesta di acqua nella risicoltura, molto sviluppata nella pianura Piemontese.
Il canale ha origine dal fiume Po all'altezza di Chivasso e, dopo aver attraversato la Dora Baltea, l'Elvo, il Cervo e il Sesia, termina confluendo nel Ticino nel territorio di Galliate.
I corsi d'acqua che incontra vengono superati per mezzo di mirabili opere ingegneristiche quali i ponti canale, i quali permettono il passaggio al di sopra, e le tombe a sifone, che permettono il passaggio al di sotto.

Nel corso del diciannovesimo secolo in Piemonte è stata realizzata una delle più importanti opere di canalizzazione mai portate a termine della storia italiana, si tratta del canale Cavuor.
Il progetto, risalente al 1852, fu ideato dall'ingegnere Carlo Noè su commissione del presidente del consiglio dei ministri del regno di Sardegna, Camillo Benso di Cavour. I lavori per la sua costruzione si svolsero tra il 1863 e il 1866, dopo l'unità d'Italia e la morte di Cavuor. Il canale venne costruito per supportare l'enorme richiesta di acqua nella risicoltura, molto sviluppata nella pianura Piemontese.
Il canale ha origine dal fiume Po all'altezza di Chivasso e, dopo aver attraversato la Dora Baltea, l'Elvo, il Cervo e il Sesia, termina confluendo nel Ticino nel territorio di Galliate.
I corsi d'acqua che incontra vengono superati per mezzo di mirabili opere ingegneristiche quali i ponti canale, i quali permettono il passaggio al di sopra, e le tombe a sifone, che permettono il passaggio al di sotto.

Tomba a sifone all'incrocio con il Sesia Ponte canale sul torrente Cervo
Ancora al giorno d'oggi il canale è di fondamentale importanza per l'apporto idrico alle piantagioni delle province che attraversa; anche grazie alla sua lunghezza di circa 80 km e alla portata di 110 metri cubi al secondo.
Negli ultimi anni la Coutenza Canali Cavour (la società che gestisce il canale) ha commissionato alcune opere di ristrutturazione, al fine di rafforzare i suoi argini e minimizzare le perdite, rendendolo in tal maniera nettamente più efficiente.

Fonti:
sabato 16 maggio 2020
Step #13
Canalizzare nel Settecento - il canale di Bridgewater.
Durante la prima rivoluzione industriale in Inghilterra emerse la necessità di trasportare più velocemente le merci e il combustibile, per implementare lo sviluppo in atto in quell'epoca.
Un esempio di infrastruttura per facilitare le intercomunicazioni è il canale di Bridgewater: un canale artificiale collegante le città di Rucorn, Manchester e Leigh per una lunghezza complessiva di 66 km.
Fu commissionato da Francis Egerton, duca di Bridgewater, possessore di miniere di carbone, fu costruito tra il 1759 e il 1761; si rivelò molto efficiente permettendo il trasporto più veloce del carbone, risorsa primaria per l'epoca e inoltre ne permise la vendita a metà prezzo.
Il canale venne impiegato per il trasporto delle merci fino al 1975, al giorno d'oggi invece viene navigato solamente da navi da diporto.
Durante la prima rivoluzione industriale in Inghilterra emerse la necessità di trasportare più velocemente le merci e il combustibile, per implementare lo sviluppo in atto in quell'epoca.
Un esempio di infrastruttura per facilitare le intercomunicazioni è il canale di Bridgewater: un canale artificiale collegante le città di Rucorn, Manchester e Leigh per una lunghezza complessiva di 66 km.
Fu commissionato da Francis Egerton, duca di Bridgewater, possessore di miniere di carbone, fu costruito tra il 1759 e il 1761; si rivelò molto efficiente permettendo il trasporto più veloce del carbone, risorsa primaria per l'epoca e inoltre ne permise la vendita a metà prezzo.
Il canale venne impiegato per il trasporto delle merci fino al 1975, al giorno d'oggi invece viene navigato solamente da navi da diporto.
Fonti:
mercoledì 29 aprile 2020
Step #12
Una delle più note applicazioni del termine canalizzare è senza dubbio la creazione delle risaie Piemontesi.
La coltivazione del riso nacque nell'Asia orientale circa 7000 anni fa, fu portata nel mondo occidentale dagli arabi e iniziò a essere sperimentata dai monaci cistercensi nel basso medioevo; a partire dal quattrocento iniziò a essere coltivato in risaia.
Già a partire dall'undicesimo-dodicesimo secolo la sterilità dei terreni argillosi delle pianure centrali del Piemonte spinse le popolazioni a creare una fitta rete di canali, i quali sfruttavano le acque dei fiumi discendenti dai ghiacciai del monte Rosa e della Valle d'Aosta.
La morfologia territoriale della pianura piemontese venne fin dal principio ritenuta adatta alla creazione delle risaie, infatti pur apparendo "piatta" in realtà ha una leggera pendenza, infatti le zone prossime alle prealpi hanno un'altitudine media di 160 m sul livello del mare, mentre quelle vicine alla confluenza tra il Sesia e il Po un'elevazione di 100 m.
La pendenza favoriva naturalmente il naturale scorrimento verso valle delle acque permettendo di irrigare le piantagioni con acqua sempre nuova e non stantia, che invece avrebbe potuto recare danni alla coltivazione stessa.
Il riso necessita di essere coltivato sott'acqua poiché deve essere protetto dagli sbalzi termici, inoltre la temperatura dell'acqua che lo ricopre non poteva essere fredda come è nei fiumi, dunque con la canalizzazione del territorio fu possibile soddisfare entrambe le esigenze dei germogli.
Le risaie sono costruite livellando e spianando il terreno con la tecnica del terrazzamento e sono divise grazie a dei terrapieni.
L'acqua dopo essere stata prelevata dal fiume viene fatta scorrere all'interno di canali a serpentina chiamati "caldane" dove, per mezzo dell'azione del sole, viene scaldata fino a raggiungere la temperatura adatta alla coltivazione del riso; successivamente allaga la cosiddetta 'camera' passando attraverso la bocchetta di ingresso infine nella parte a valle è presente la bocchetta che permette il passaggio delle acque di scolo. Le bocchette di entrata e di uscita sono dotate di paratie per controllare al meglio che il livello delle acque sia omogeneo per tutta la durata della coltivazione.
Queste tecniche sono utilizzate ancora al giorno d'oggi, anche se in parte sono state migliorate con l'avvento dei nuovi macchinari tecnologici.
Il perfezionamento di queste tecniche ha permesso, già a partire dal seicento, che il riso diventasse un'eccellenza del territorio Piemontese come è ancora al giorno d'oggi.
Fonti:
http://www.roberto-crosio.net/1_vercellese/habitat_fasi_agricoltura.htm
http://www.stradadelrisovercellese.it/sai-di-riso/la-storia-del-riso-nel-vercellese/
https://it.wikipedia.org/wiki/Risicoltura
https://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/riso.html
http://www.roberto-crosio.net/1_vercellese/reticolo_idrografia.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Terrazzamento
La coltivazione del riso nacque nell'Asia orientale circa 7000 anni fa, fu portata nel mondo occidentale dagli arabi e iniziò a essere sperimentata dai monaci cistercensi nel basso medioevo; a partire dal quattrocento iniziò a essere coltivato in risaia.
Già a partire dall'undicesimo-dodicesimo secolo la sterilità dei terreni argillosi delle pianure centrali del Piemonte spinse le popolazioni a creare una fitta rete di canali, i quali sfruttavano le acque dei fiumi discendenti dai ghiacciai del monte Rosa e della Valle d'Aosta.
La morfologia territoriale della pianura piemontese venne fin dal principio ritenuta adatta alla creazione delle risaie, infatti pur apparendo "piatta" in realtà ha una leggera pendenza, infatti le zone prossime alle prealpi hanno un'altitudine media di 160 m sul livello del mare, mentre quelle vicine alla confluenza tra il Sesia e il Po un'elevazione di 100 m.
La pendenza favoriva naturalmente il naturale scorrimento verso valle delle acque permettendo di irrigare le piantagioni con acqua sempre nuova e non stantia, che invece avrebbe potuto recare danni alla coltivazione stessa.
Il riso necessita di essere coltivato sott'acqua poiché deve essere protetto dagli sbalzi termici, inoltre la temperatura dell'acqua che lo ricopre non poteva essere fredda come è nei fiumi, dunque con la canalizzazione del territorio fu possibile soddisfare entrambe le esigenze dei germogli.

Risaie e sullo sfondo le montagne innevate: origine dei fiumi
L'acqua dopo essere stata prelevata dal fiume viene fatta scorrere all'interno di canali a serpentina chiamati "caldane" dove, per mezzo dell'azione del sole, viene scaldata fino a raggiungere la temperatura adatta alla coltivazione del riso; successivamente allaga la cosiddetta 'camera' passando attraverso la bocchetta di ingresso infine nella parte a valle è presente la bocchetta che permette il passaggio delle acque di scolo. Le bocchette di entrata e di uscita sono dotate di paratie per controllare al meglio che il livello delle acque sia omogeneo per tutta la durata della coltivazione.
Queste tecniche sono utilizzate ancora al giorno d'oggi, anche se in parte sono state migliorate con l'avvento dei nuovi macchinari tecnologici.
Schematizzazione del funzionamento delle risaie
Il perfezionamento di queste tecniche ha permesso, già a partire dal seicento, che il riso diventasse un'eccellenza del territorio Piemontese come è ancora al giorno d'oggi.
Fonti:
http://www.roberto-crosio.net/1_vercellese/habitat_fasi_agricoltura.htm
http://www.stradadelrisovercellese.it/sai-di-riso/la-storia-del-riso-nel-vercellese/
https://it.wikipedia.org/wiki/Risicoltura
https://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/riso.html
http://www.roberto-crosio.net/1_vercellese/reticolo_idrografia.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Terrazzamento
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